Gilberto Govi attinse più volte ai testi di Ugo Palmerini per creare alcune delle sue più celebri commedie quali Articolo Quinto, Barba e Cavelli e Quello Buonanima . Furono tutte, sempre, dei grandi successi, così come “Tela a molino”, meno conosciuta delle altre perché non ne è rimasta traccia, né nelle registrazioni video, né in quelle audio. Una trama semplice, ma resa intrigante e divertente dalla caratterizzazione dei personaggi che, nell’originale adattamento di Riccardo Canepa e nella messa in scena della Compagnia Teatrale Genova Spettacoli, riscopre momenti di pura comicità. Annibale, il padrone di casa, conduce una vita da modesto impiegato e vive assieme alla moglie Cornelia ad al figlio Angelo, di cui è orgogliosissimo e che si è appena laureato. Ma la vita da “travet” non fa per Annibale, lui ha sogni ambiziosi, pensa ad un avvenire radioso per il figlio e non si pone limiti nello spendere e nel vantare la proprie possibilità economiche. Annibale si offre di ospitare in casa la sorella Ortensia, vedova e con una buona disponibilità economica, nella speranza che, trovandosi in un ambiente familiare, non decida di risposarsi e lasci quindi il suo patrimonio in eredità al nipote Angelo. L’arrivo della sorella, stravagante e pretenziosa, impone ad Annibale anche l’assunzione di una domestica, Michelina, che avrà il compito principale di assecondare tutti i desideri di Ortensia. Nello stesso caseggiato abitano il signor Evaristo, ancor giovane, ma in cassa integrazione e quindi dalla limitate risorse economiche e la figlia Lisetta, segretamente innamorata di Angelo. Le cose si complicano perché Ortensia vuole convolare a nuove nozze e quindi l’eredità sembrerebbe sfumare, ma la sagacia di Cornelia saprà escogitare una semplice soluzione che garantirà al figlio “Tela a molino”, ovvero la possibilità di vincere sempre, qualunque cosa accada.