Gianni Barabino

Qualche tempo fa il Secolo XIX dedicò un'intera pagina a Gianni in occasione del suo ritorno nei teatri genovesi e titolava “Barabino, fuochi d'artificio”. È un titolo certamente azzeccato perché se dovessimo riassumere la sua vita e la sua esperienza artistica con un unico aggettivo non potremmo che dire “pirotecnico”.

La sua esperienza artistica iniziò nel 1945 con la compagnia Goliardica Baistrocchi di Genova che rappresentò per Genova un punto d'incontro per tutti gli attori “emergenti”. Tra i suoi colleghi di allora molti divennero altrettanto celebri, ma il suo ricordo più commosso fu sempre per Enzo Tortora di cui ricordava sempre le grandi doti di umanità e sincerità.

Alla fine degli anni '60, dopo la scomparsa di Gilberto Govi, inizia la sua esperienza nel dialettale alla “Sala Carignano” di Genova ottenendo lusinghieri successi di critica e di pubblico. Fu certamente una scelta coraggiosa e difficile perché da parte del pubblico era vivissimo il ricordo dello stesso Govi ed il paragone, il confronto sembravano inevitabili. Invece Gianni seppe subito accattivarsi le simpatie ed il favore degli spettatori con una personale interpretazione, fedele ai testi e vicina allo spirito goviano, ma distante dall'imitazione. Barabino portò anche in scena commedie di autori contemporanei e persino operette, ottenendo sempre ampi consensi e inevitabilmente sia il cinema che la televisione dimostrarono interesse per il poliedrico attore. Giunsero quindi, all'inizio degli anni '80, le riprese cinematografiche con Paolo Villaggio, Teo Teocoli e tanti altri, ma soprattutto gli impegni televisivi: una telenovela con Veronica Castro, Gran Hotel con Ciccio e Franco, gli sceneggiati con Gino Bramieri ed una trasmissione pomeridiana sul primo canale RAI destinata ai bambini. Televisione, cinema e pubblicità offrivano a Gianni fama e soddisfazioni economiche, ma inevitabilmente gli sottraevano tempo al teatro in dialetto, suo vero e grande amore.

Così nel 1986 decise di dar vita alla “Compagnia Genova Spettacoli” chiamando a farne parte i migliori attori che in allora recitavano a Genova in diverse compagnie. Nacque come compagnia di professionisti, ma ben presto divento compagnia di amici perché il carattere e la simpatia di Barabino non potevano fare altrimenti. Regista, attore, autore, ma soprattutto compagno di giochi: ecco come lo ricordiamo. Con lui persino l'appellativo di “maestro”, che seriamente e doverosamente gli si poteva attribuire, diventava motivo di celia, di scherzo. Ritrovarsi per recitare non era un impegno faticoso, ma motivo di allegria e voglia di divertirsi anche se in scena ogni attore svolgeva il suo ruolo con professionalità ponendo la massima attenzione persino nei gesti più semplici.

Ma la vita dell'attore è anche tanto tempo dedicato alle prove, fatica, memoria…. Anche nelle lunghe ore dedicate alla preparazione di una nuova commedia da portare in scena Barabino dimostrava, oltre alla grande capacità di regista, una dote non comune: la generosità. Infatti Gianni si riteneva soddisfatto di una commedia quando tutti gli attori, anche quelli con le parti più brevi, ottenevano un applauso a scena aperta o suscitavano una risata tra il pubblico. Era disposto persino a destinare ad un altro attore una battuta a lui attribuita dal copione, ad aggiungere, a modificare, ad inventare nuove situazioni sceniche, pur di valorizzare tutti ed allora, solo allora, il suo sorriso diventava raggiante.

Potremmo ancora ricordare mille cose, quando telefonava preoccupato per la salute dell'amico che aveva un banale raffreddore, quando ringraziava e si complimentava con ogni attore all'uscita di scena, quando…., ma non basterebbero tante e tante pagine. Ed allora solo, semplicemente, GRAZIE!